Spaghetti Zombie

è con piacere che ribloggo la recensione di Pop Culture che ringrazio 😉 ok, sono di parte e me ne vanto!

Nerd Pop Culture

FB_IMG_1424766955473Diciamoci la verità: oggi come oggi l’argomento “morti viventi” ha raggiunto il suo apice di popolarità. La cosa non è sempre un male, intendiamoci. Quando accadde ai vampiri, iniziarono a uscire libri e film con alcune variazioni sul tema “vorrei farmi un vampiro”, cosa che fortunatamente non accaduta per gli zombie…se non si prende in considerazione il libro e il film di Warm Bodies, che nonostante fosse uno young adult, non si è mai preso troppo sul serio, garantendosi l’approvazione anche dai fan degli zombie. Di prodotti sui morti viventi, comunque, oggi ne troviamo gran tanti: serie tv, film, fumetti e libri. Proprio quest’ultimo media è il punto focale di questo pezzo, i libri sugli zombie. Da qualche anno, infatti, anche l’industria letteraria è stata contagiata dal virus Z e nei banchi delle librerie compaiono sempre più libri a tema. Pensiamo a Breathers, o allo stesso Warm Bodies, WWZ o…

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SPAGHETTI ZOMBIE è online

sapaghetti zombie

Finalmente ci siamo. Eccolo qui. Sono davvero orgoglioso di presentarlo. Dopo quasi un anno di lavoro la Redazione di ILOVEZOMBIE.IT ha raccolto la prima antologia di racconti zombeschi ambientati in Italia.

SPAGHETTI ZOMBIE

Otto autori per sette storie:

  • LAZZARO DEVE MORIRE di Nicola Furia
  • COPROPOLI di Michele Rubini
  • IL TIRATORE di Alessandro De Felice
  • SYSTEM ERROR di Luca Pennati e Alessandro Undici
  • GRIDA di Viola Della Rina
  • VACANZA ALL’INFERNO di Igor Zanchelli
  • MEIN HERR di Felice Sansone

PREFAZIONE de LaMario (Radio m2o)

COPERTINA di Vincenzo Vitrano

La mia presentazione però vuole essere un ringraziamento per il lavoro svolto da tutti i componenti della Redazione che si è rivelata un vero e proprio collettivo creativo in cui ognuno ha svolto il proprio lavoro sempre in squadra con gli altri. Dalla scelta del titolo alla creazione della copertina. Sono riconoscente con tutti questi nuovi grandi amici. In questo tempo passato in mezzo a loro, come se fosse un’orda,  ho imparato che da una risata tra amici può nascere l’idea e la genialata per una nuova storia e un nuovo progetto.  Il confronto costante senza nessuna preclusione ha reso possibile ciò che da soli sarebbe stato se non impossibile, molto complicato e l’entusiasmo che sta riscuotendo il sito (quasi 40MILA LETTURE IN MENO DI UN ANNO), le storie e il libro ci sta ripagando d’immensa soddisfazione.

Da qualche giorno è disponibile su tutte le piattaforme di vendita on line di libri, sia in formato cartaceo che ebook.

Qualche link:

http://www.ibs.it/code/9788891172921/furia-nicola/spaghetti-zombie.html

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/spaghetti-zombie.html

e per il kindle:

http://www.amazon.it/Spaghetti-Zombie-Nicola-Furia-ebook/dp/B00UQRWWOO/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1426584894&sr=1-1&keywords=spaghetti+zombiee

http://www.amazon.it/Spaghetti-zombie-Nicola-Furia/dp/8891172928/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1426585231&sr=8-1&keywords=spaghetti+zombie

IL POSTINO

Sono un portalettere. Mi piace farlo. Mi permette di essere utile. Sono già passati cinque anni da quando ho iniziato.  Recapito la corrispondenza e non solo, da un posto sicuro ad un altro. Mi muovo solitamene con una robusta mountainbike, indosso un casco e  una tuta con protezioni in Kevlar. Naturalmente ho un regolare permesso per girare armato: un machete, un uzi e una beretta calibro 9. Non è facile attraversare i territori esterni. Le operazioni di bonifica non hanno ancora ultimato la pulizia e parecchie zone rimangono difficoltose a causa della forte presenza di zombie. Inoltre pure i vivi ci si mettono a complicare la questione; infatti le diverse milizie sono frequentemente in lotta tra loro per il controllo del territorio.

Noi postini siamo i soli ad avere libero accesso a tutte le zone. Il nostro ruolo fortunatamente è percepito come fondamentale. Grazie a noi le persone possono restare in contatto. Siamo sicuramente utili alla civiltà per quanto sia limitata utlimamente. Al resto ci arriveremo. Spero presto. Per il momento parlare di democrazia su larga scala è ancora prematuro ma prima o poi riusciremo a dotarci di nuove carte costituzionali, confini e organi istituzionali.

Viviamo in un mondo diverso da come lo conoscevamo un tempo.

La legge viene decisa dal più forte o dal gruppo più numeroso. Gli altri si adeguano. Per il momento, purtroppo la priorità rimane: uccidere gli zombie e restare vivi.

Solo una cosa è stata capace di mettere tutti d’accordo e quindi di placare gli animi spesso troppo focosi: le informazioni e i ricordi. Vivere senza mezzi di comunicazioni, senza carta stampata, senza TV o internet per chi non era abituato a farlo, fu veramente difficile. Non sapere cosa effettivamente stava succedendo non solo nel mondo ma anche a pochi isolati dalla tua casa, in poco tempo, ci ridusse all’isolamento causando una rapidissima regressione sociale. Secoli di progresso gettati via in pochi anni. Quindi quando proposi la creazione di un corpo dei portalettere  non feci fatica a trovare consensi.

Infatti, prima di me il servizio postale era morto come il mondo intorno a noi.

Tutto iniziò dopo la Grande Evacuazione. In quei tragici frangenti avevo purtroppo perso le tracce della mia famiglia dalla quale mi avevano costretto a separarmi. Dopo i primi duri momenti di sopravvivenza ero quindi deciso a trovare i miei cari e mi misi a cercarli nei posti sicuri dove presumibilmente li avevano trasferiti. Durante la ricerca facevo domande a chiunque e cercando di ricostruire i fatti, scoprii di non essere il solo in quella situazione. Ovunque andassi, trovavo sempre qualcuno che alle mie domande rispondeva a sua volta con altre domande.

Come me, infatti, c’erano tante altre persone slegate dai propri amici e parenti. Ovviamente mi chiesi perchè non li cercavano come stavo facendo io. La risposta era davanti e tutt’intorno a me. La maggior parte di loro aveva addosso troppa paura per affrontare le ricerche in modo diretto. Erano terrorizzati anche solo all’idea di uscire dai PS. I morti viventi erano ovunque ed erano davvero  pericolosi.

Ci pensai su. Mi convinsi che si doveva fare qualcosa per tutta quella gente. La prima soluzione che mi venne in mente, poteva essere un lista. Incominciai, quindi, a compilare un elenco nel quale annotavo i nomi di chi incontravo e vicino indicavo le persone che stavano cercando, la loro provenienza e il posto dove pensavano di trovarli. Gli promisi che durante i miei spostamenti avrei diffuso la lista nei vari PS nella speranza magari di trovare qualcuno che potesse darmi notizie in più e consentire alla fine i ricongiungimenti.

Inizialmente mi era parso un modo, anche stupido se vogliamo, per accontentare le persone con cui parlavo ma poi ebbi dei risultati. Un giorno incontrai un gruppo di sopravvissuti in cui c’erano parecchi ragazzi scompagnati. Durante una repentina fuga dal PS di Brescia si erano trovati da soli e non sapevano che fine avessero fatto i loro genitori. Mostrando loro l’elenco, due ragazze scoprirono che anche i loro parenti non erano morti e le stavano cercando. Spiegai loro che si trovavano al PS di Bergamo, neanche troppo distante. Vedere l’espressione in quegli occhi fu qualcosa di speciale. Ero sulla buona strada ma non avevo ancora completato l’opera.

Le ragazze mi chiesereo subito se potevano partire con me per tornare dai loro parenti. Non fu facile convincerle che avrebbero dovuto attendere. Anche il capo dell’accampamento, considerata l’età delle ragazze, convenne con me che sarebbe stato troppo pericoloso permettergli di affrontare un viaggio in mezzo a quel territorio infestato. Il problema si poteva risolvere diversamente. Gli proposi di scrivere una lettera per far sapere ai loro parenti che stavano bene e gli garantii che l’avrei recapitata io stesso durante il giro di ritorno. Poi una volta stabilito il contatto si sarebbe potuta organizzare una spedizione d ricongiungimento.

Sulla scia di quella proposta, anche gli altri sopravvissuti vollero aggiungere i propri nomi, date, luoghi alla lista. Quini alla fine mi aiutarono ad andarmene sano e salvo. Quelli più fortunati che avevano scoperto dove era rifugiata la propria famiglia, invece, mi affidarono direttamente delle lettere da recapitare.

Per noi postini ogni messaggio è importante e merita rispetto. Le persone che ce lo affidano c’incaricano di custodire le loro emozioni, i loro sentimenti e le richieste di aiuto. La loro stessa vita può dipendere da quanto hanno scritto.

E’ indubbio che le poste abbiano un alto valore sociale. Sono in grado di salvare le persone dalla pazzia e dall’ansia di non sapere che fine possano aver fatto i loro parenti e amici. Poichè nessuno può vivere senza affetti e in certo senso noi permettiamo il proseguimento dei rapporti umani in questo mondo che di umano ormai ha ben poco.

continua….