Rispettare i patti

Quando scoppiò l’epidemia morì all’istante un terzo della popolazione. Questi si ridestarono nelle successive 48 ore. Un secondo terzo venne contagiato dai risorti. Nonostante l’unica cosa sensata che si poteva fare per evitare di essere reclutati dall’orda fosse fuggire il più lontano possibile, questi tentarono ugualmente la strada della resistenza. Inutilmente.

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Sopravvisse solo quell’ultimo terzo della popolazione che ascoltò veramente l’avvertimento di lasciare le città: veri focolai di trasmissione del virus.

Durò in tutto un paio d’anni, tanto dovettero sopportare. Non fu facile ma nemmeno eccessivamente difficile. Il sopravvissuto tipo era una persona con pochi affetti, avvezzo nell’uso delle armi, spirito di sopravvivenza innato, capace di un uso oculato delle scorte di cibo. Insomma, sapeva arrangiarsi. Naturalmente ci furono pure quelli dotati di notevole fortuna. Devo ammettere che fu un’ottima selezione naturale se volessimo vedere il lato positivo della situazione.

Comunque il problema che si presentò successivamente non fu certo di secondaria importanza. Infatti, quando i morti tornarono ad essere morti e basta grazie al definitivo decadimento cerebrale che li teneva morbosamente in vita, si accumularono cadaveri ovunque. Certo, molti erano già stati eliminati dalla popolazione sopravvissuta; tuttavia, milioni erano ancora nei luoghi dove erano spirati.

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