Mi chiamo Bub

Intorno a me c’è erba, ghiaia e pietre; prima ero sdraiato a pancia sotto come se fossi caduto e quando mi sono rialzato non c’era nessuno; ho girato un po’ nei dintorni e ho visto che ci sono delle lastre di m

armo appoggiate a terra ed è pieno di fiori ormai marci. Questo posto mi da un senso di pace ed è da un po’ che ci penso ma non ne ricordo il nome… vabbè, lo chiamerò casa.

Non mi piace molto il sole: mi fa male agli occhi, anche se non è che da quando mi sono risvegliato ci siano proprio delle belle giornate: il cielo è quasi sempre scuro di un grigiore strano e avvolgente. Preferisco la notte, tra l’altro non ho mai sonno e i sensi mi si acuiscono: a volte la testa è sul punto di scoppiarmi  dallo sforzo che fanno a formarsi i pensieri però non posso farne a meno, mi fanno sentire “vivo”.

Per il momento non ho provato alcuna sensazione di fame e a ben pensarci non ho ancora bevuto.

Ho trovato un muro e c’è una cancellata, fuori ci sono delle persone che vagano e barcollano, ciondolano e sbavano; praticamente inespressive e mi paiono molto stupide; ogni tanto qualcuno si avvicina e mi fissa. Sono veramente brutti questi tizi qua fuori: con la pelle verdognola e le orbite gialle. Se non li vedessi muovere penserei ad una sola definizione: morti. Sembrano proprio un strano scherzo del cupo mietitore: l’eterno riposo non gli spetta e dovranno attendere fino a nuovo ordine.

Cazzo, mi sono visto riflesso in una pozzanghera e con stupore ho notato di assomigliare troppo alle “persone” di qui fuori…. mi sa tanto che…

Ok, riscriviamo la storia, partirei così: Mi chiamo Bub, ed ero morto… ora non più ma non so come sia successo.

Il mio nome l’ho letto sulla targhetta che ho sui vestiti: sporchi e stropicciati.

Non so come sia successo. Magari ho solo dormito e qualcosa mi ha svegliato… però non ho ricordi. Mi dico questa roba solo per consolarmi, non so neanche da cosa…

Vorrei qualcuno con cui parlare… ho provato a emettere dei suoni ma non riesco a dire ciò che penso. Ho provato ad attirare l’attenzione di quelli di fuori tuttavia non mi capiscono. Mi sento comunque diverso da loro.

Sono praticamente chiuso dentro… forse prima quando ero vivo mi sono rintanato in questo posto… ma non è servito… penso che sarebbe meglio uscire e capire cosa succede intorno.

Se questo deve essere il mio nuovo mondo è meglio che scopra com’è fatto piuttosto che rimanere putrefatto qua dentro…

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