Tragedia sfiorata in #Nepal – #Sherpa Zombie all’attacco

Si è appreso da fonti locali che nella giornata di domenica 28 aprile si è verificato un attacco zombie in piena regola: un centinaio di sherpa zombie che operavano presso il campo base nr. 2 sulla parete del lato ovest del Lhotse si sono rivoltati e hanno attaccato tre alpinisti, tra cui un italiano.

Secondo le prime ricostruzioni, sembrerebbe che il siero di controllo somministrato agli sherpa zombie utilizzati per il trasporto in quota del materiale di spedizione,  sia risultato avariato per cui sembra che il superamento della soglia di rarefazione  posta a 7000 metri sia stato fatale provocando il decadimento rapido dei recettori neurali e di conseguenza le creature sono andate fuori controllo ritornando alla loro predisposizione naturale: mangiare i vivi.

Fortuna vuole che i tre alpinisti della spedizione avevano in dotazione gli spray neurali di emergenza, purtroppo l’utilizzo di tali spray ha bisogno di una concentrazione di ossigeno tale che son dovuti ridiscendere al campo base nr. 1 inseguiti dall’orda che è riuscita a ferire gravemente almeno due degli alpinisti.

L’alpinista italiano, unico ferito lieve, è riuscito nell’intento di utilizzare lo spray neurale e a sottomettere l’orda, dopodichè ha lanciato l’SOS prontamente recepito dal pronto soccorso rapido di Katmandu che ha inviato un elicottero sanitario.

Attualmente gli alpinisti sono stati trasportati in ospedale e messi in quarantena, si teme una propagazione del contagio nonostante che gli escursionisti indossassero tute rinforzate e adatte al contatto zombie;  invece, il campo base nr. 1 è stato interdetto a qualsiasi contatto umano e, come prevede il protocollo d’emergenza, gli sherpa zombie verranno trattati con neuro soppressori in modo da ricondurli al controllo completo dell’agenzia Z-treck proprietaria delle creature.

Proprio Il Direttore Esecutivo dell’agenzia Z-Treck, organizzatrice della spedizione si è detto rattristato per l’accaduto ed ha confermato che verrà svolta un’approfondita indagine interna per scongiurare l’ipotesi che si sia verificato un atto di sabotaggio.

Mentre scriviamo il nostro alpinista ci ha fatto sapere che presto rientrerà in italia e tramite noi vuole tranquillizare i propri familiari di non essere entrato in contatto diretto con le creature; quindi auspichiamo in una breve durata della sua quarantena e gli facciamo i complimenti per come ha saputo gestire la situazione.

articolo originale:

http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_29/nepal-rissa-alta-quota_41fae0da-b08c-11e2-b358-bbf7f1303dce.shtml

Fallout Guam – 4 giorno

è da ieri sera, da quando è tornata la corrente, che cerco di mettermi in contatto con l’esterno, non con qualcuno in particolare, mi basterebbe avere un feedback qualsiasi.

com’è possibile che non si riesca a parlare con qualcuno?

….

Mezz’ora fà un primo contatto, cristo… la homepage della base riporta un messaggio a dir poco terrificante, di tutte le prospettive forse questa è anche peggiore:

“ALLARME ROSSO – ATTACCO BATTERIOLOGICO IN CORSO”

non atomico…batteriologico… ecco perchè il bunker ha retto alle deflagrazioni… non ci sono state.

e ora? il fatto che dopo 4 giorni la homepage non sia stata aggiornata non pone a favore di  una soluzione positiva del problema…. tradotto: O NON SANNO CHE CAZZO FARE O SONO TUTTI MORTI…

sarin? forse è la risposta, non sarebbe la prima volta che un gas letale di questo tipo viene utilizzato… 

ho controllato il magazzino, ci sono delle tute nbc, PER FORTUNA… devo trovare qualche sito con delle telecamere collegate per vedere fuori la situazione… non so se essere sollevato oppure no… dai prima o poi l’effetto del gas svanisce… a differenza degli effetti del contaminamento radioattivo…

ora cerco… devo vedere, devo sapere. dannazione.

mi si è chiuso lo stomaco, ho pensato che forse anche qua dentro l’aria potrebbe essere stata contaminata, poi ho guardato il manuale del bunker… c’è un sistema filtrante che garantisce la protezione da queste cose…

se sono tutti morti, potrei uscire con la tuta nbc, però devo farmi un piano, non posso restare fuori all’infinito… le bombole d’aria sono limitate… prima quindi devo vedere fuori… è la priorità.

Fallout Guam

Immagine

Guam – 13 aprile 2013

hanno sparato, cazzo hanno sparato, quei fottuti musi gialli comunisti della Korea del Nord hanno premuto il bottone rosso… o meglio, son passati 3 giorni e non so un beneamato cazzo di cosa sia successo…

l’unica cosa che sapevamo era che in caso di attacco sarebbe suonata la sirena e saremmo dovuti correre al riparo all’interno del bunker reduce della guerra fredda.

quindi: è suonato l’allarme, per un fottutissimo caso ero da solo, e son corso qui dentro…

ora che è tornata la corrente esterna, poichè quella interna era garantita da un generatore, posso provare a mettermi in contatto con chi è rimasto, fuori di qui, da qualche parte…

per il momento scrivo, così da riordinare le idee…

ma partiamo da tre giorni fà: mi chiamo Luke Duffy e sono, credo, l’unico sopravvissuto della mia squadra di manutenzione dell’aeronautica, lavoravamo nel vecchio aeroporto civile sull’isola di Guam.

sono proprio un povero cristo dannatamente sfigato perchè quando è suonato l’allarme i miei colleghi erano in città ed io invece mi trovavo nel sotterraneo a prendere delle misure per i lavori; oppure mi devo considerare un fortunello perchè son riuscito a mettermi in salvo

sta di fatto che mi trovo qua dentro, la prima cosa che ho fatto è controllare le riserve d’acqua: piene; poi il cibo: a scatolette qua ce n’è per un mesetto per 6 persone, quindi non dovrebbe essere un problema.

corrente: rete esterna poi un generatore interno che accendo per brevi minuti giusto per non diventare cieco.

armi: la mia beretta d’ordinanza, poi c’è un armadio blindato dove dentro presumo ci siano armi e munizioni di scorta: la chiave non ce l’ho! cazzo fottuto! era nella dotazione del tenente. vedremo cosa fare se mi servirà un fottuto apriscatole.

rilevatore Geyger: è nella dotazione classica di qualsiasi bunker ed è collegato con dei sensori all’esterno: ogni tanto suona, ma le rilevazioni rimangono nella norma… non so se preoccuparmi… da una parte uno si aspetterebbe di sentire il classico gracchiare di questi strumenti, dall’altra ti senti confortato dal non sentirlo; allora cosa sarà successo? era tutto un bluff? eppure quelli hanno sparato, perchè la corrente è andata via? ho paura di non sentire delle risposte  che corrispondano a quanto previsto…

con ansia ho passato questi tre giorni  in attesa di sentire bussare alla porta del bunker, chissà che magari arrivi qualcuno che sa dove trovarmi; dubito che accidentalmente qualcuno riesca a trovare l’ingresso.

proprio quando mi stavo convincendo ad uscire per vedere cosa sta succedendo fuori, è tornata la connessione con l’esterno quindi ora cercherò di mettermi in contatto con qualcuno per capire cosa fare…

In the Flesh 1×03

Nerd Pop Culture

Gli inglesi hanno sempre il potere di stupire, poco da fare, e questa serie stupisce per due particolarità: A) sono solo 3 episodi, un po’ pochini, e credo (spero) ci sarà almeno una seconda serie per chiarire quelle parti di trama lasciate irrisolte al termine d questa. B) mi ero approcciato a questa serie come un telefilm sugli zombie, anche se particolare, e scopro alla fine che è una serie sulle emozioni. Il terzo e ultimo episodio della terza stagione ci fa sussultare, arrabbiare e infine commuovere, una commozione semplice ma intensa. E’ straordinario quanto si possa fare con il solo utilizzo di qualche zombie e una mente brillante. Il cervello stavolta ce lo ha messo Dominic Mitchell, showrunner britannico alla sua prima avventura…good job Dom!

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